lunedì, Maggio 4, 2026
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Elogio della lentezza

Una tartaruga Caretta caretta ha preso dimora sulla spiaggia di Riccione, dove ha depositato un centinaio di uova che, se tutto andrà liscio, si schiuderanno intorno a ferragosto. È un fenomeno inconsueto.

Anzitutto la scelta del luogo, pieno di rumore (si vede che gli piace lo struscio di Via Ceccarini). Dopodiché il periodo molto anticipato rispetto al “ciclo” consueto. Queste tartarughe – a serio rischio di estinzione – nidificano tra luglio ed agosto sulle spiagge di Grecia e Turchia e, se si anticipa, vuol dire che c’è il clima “giusto” (per lei) e, quindi, è sbagliato per noi. L’innalzamento del calore medio appare conclamato. Dei volontari, sorvegliano da vicino la gestante poiché il cretino è sempre in agguato.

La tartaruga – che vive fino a 100 anni – induce subito pensieri di lentezza, di recupero, con tutta calma, del senso delle cose.

Andare piano, in un mondo la cui frenesia appare la cifra costitutiva, sembra un gesto dirompente, l’appropriazione di un valore non condiviso e, quindi, elitario. Andando più piano, le cose e le persone si vedrebbero meglio, avendo più tempo a disposizione per “ragionarle” adeguatamente. Il nostro cervello è una macchina estremamente veloce, perché ha “fretta” di processare le informazioni e fornire le istruzioni. Si tratta di un retaggio atavico. Quando si lottava per sopravvivere in un ambiente pieno di pericoli, la capacità di assumere la decisione giusta e, soprattutto, in fretta, segnava la differenza tra la vita e la morte. Questa caratteristica è rimasta e, allora, il cervello non presta molta attenzione ai dettagli ed è, spesso, un pessimo consigliere.

La nostra corsa di resistenza è un lampante esempio di elogio della lentezza. Per noi i 100, 200 e 400 metri, possono valere per iniziare il riscaldamento, perché – giusto o sbagliato che sia – abbiamo scelto di stare su strada per un periodo molto più lungo. Questo periodo è, in certi aspetti, assolutamente antitetico alla volontà del cervello di “sbrigarsi” e questo stato di “galleggiamento” cerebrale apre una dimensione ulteriore.

Si affaccia, il dialogo interiore. Contravvenendo, volutamente, al funzionamento “ordinario” del meccanismo, lo spazio ed il tempo si trasformano per scoprire che c’è qualcosa di più e di altro. Stiamo “perdendo tempo” ad intrattenerci con la parte più spirituale del nostro essere. Quante altre volte lo facciamo?

Il vivere “moderno” è tutta una corsa veloce per fare, dire, lettera e testamento. Il bacio, ad un certo punto, appare superfluo. L’uomo post moderno ultraconnesso è pieno di scadenze, vuole risposte immediate, insegue il flusso inarrestabile delle cose che, a pensarci bene, equivale a voler svuotare il mare con un secchio. Ma, guai a rallentare, se non vogliamo restare indietro!

La corsa lenta, dunque, è la metafora di un diverso rapporto con noi stessi e, di conseguenza, con l’ambiente che ci circonda e gli altri esseri (vivi o morti) che lo popolano. Il tempo, allora, si “espande” e dai micro-attimi che non vogliamo perdere li inserisce (se meritano, e non è detto) in un contesto più ampio, per l’appunto in uno “spazio” in cui i vari “pezzi” possono essere combinati diversamente perché la velocità non li assorbe in un “accedere” di facile uso per il nostro cervello.

Invece di correre appresso al tempo che fugge, il tempo lo poniamo a nostra disposizione riempiendolo di “cose” che richiedono la giusta attenzione. Invece che una relazione mercantilistica (“Il tempo è denaro”) provate a vedere una relazione più umana (“Il tempo è vita”).

Nella velocità non c’è quasi mai nulla che la giustifichi realmente, ciò che invece accade alla lentezza.

Del resto se la nostra bella tartaruga, sempre in giro per gli oceani, vive tanto a lungo, forse un motivo c’è: non ha fretta e, nell’acqua, non si annoia affatto.

epica dell'acqua

 

Marlin: “Scorza, quanti anni hai?”

Scorza: “150, sono ancora un ragazzino. Segui l’onda, Bello!”

(Alla ricerca di Nemo)

Mr Farronato
Mr. Farronato Podista e scrittore. La corsa mi serve per superare i limiti dell’ordinario mentre, scrivendo, supero quelli dello straordinario. Potete trovarmi – sotto falso nome – nelle gare della nostra bella capitale e, soprattutto, alle maratone. La corsa è la soglia del crepuscolo che si affaccia su un mondo diverso.