Correre sul piano inclinato non corrisponde affatto a correre in discesa. Il piano inclinato corrisponde a quella dimensione soggettiva nella quale si sprofonda lentamente ma, inesorabilmente, verso l’abisso. La discesa, quindi, può essere destinata a diventare un percorso dal quale difficilmente si riesce poi a tornare indietro.
Emblematica di questa corsa, il brano “Ashes to Ashes” di David Bowie.
“Polvere alla polvere” già nel titolo, emblematicamente, unisce due realtà. La polvere (inalata o sparata in vena) porta a diventare polvere. Si comincia per vari motivi (malessere, noia, emulazione, rischio) tutti connessi alla mancanza di equilibrio e si finisce per cadere giù. Perché la droga seduce, fa stare bene e, sembra non chiedere nulla in cambio. Io c’ero e l’ho visto. Poche banconote ed il sogno chimico ti fa volare in un altro universo, in cui tutto è avvolto da un alone mistico, la musica suona con tutto il corpo. Siamo noi e non siamo noi, siamo tutto e siamo altro. Nello stesso momento.
Poi c’è il brusco risveglio. Il sogno è diventato un incubo. Due compagni di scorribande sono andati a dormire in un cassonetto nei rifiuti convinti che fosse la loro roulotte e si sono salvati, non si sa come, dall’essere schiacciati dalla compattatrice. Una coppia ha preso in pieno un muro di cinta: nessuno ha mai saputo dove pensavano di andare… storie così.
A quel punto, occorre un aiuto. Dall’esterno o dall’interno, poco importa. Basta che il meno disfunzionale di noi venga percorso dal dubbio, oltre che dai brividi del down. È tutto qui? Siamo venuti su questa terra per andar via senza aver capito nulla?
Allora, con il volto ed il corpo disfatto, si prova a strisciare fuori, ad arrancare per giungere ai margini, per arrampicarsi ed uscire fuori. Si scopre che il piano non è sempre inclinato e, in piedi, si può provare a camminare di nuovo e, poi, timidamente, a correre. Correre dai genitori per sfogarsi e perdonarsi reciprocamente; correre dalla persona amata e trovare un modo diverso di esistere; correre dagli amici e farli salire sulla zattera che abbiamo miracolosamente reperito. Ritrovare il centro che avevamo smarrito.
Correre è una buona medicina. Basta non scoprirlo quanto è troppo tardi.
Ti ricordi di un ragazzo che è stato? / Sono felice e spero che anche tu lo sia. / Ma questo pianeta sta brillando / Toccando il minimo storico, / mi chiedo se resterò pulito / almeno questa sera. / Piccole ruote verdi mi inseguono / Un lampo di luce / Non ho fatto nulla di buono / né nulla di cattivo. / All’improvviso mi occorre un’ascia / per rompere il ghiaccio. / Mamma lo diceva: “Devi fare le cose”. / Appeso in alto, / nel cielo, / voglio venire giù adesso. / My mama said to get things done / You’d better not mess with Major Tom.
[Questo ricordo è per tutti quelli – e sono stati tanti – che, incontrati nelle notti buie, non sono più tornati alla luce]




