Regina ciclarum, una giornata tra terra, acqua e pedali.

Ieri siamo andati al mare in bici attraverso la Regina ciclarum, il percorso verde lungo la futura Ciclovia del Tevere, dalle sorgenti al mare attraversando la Città Eterna.

Ed è stato bellissimo. Lo dico da romano che con le due ruote ha un rapporto di odio e amore, che tutti i giorni, con lo scooter, sfreccia in tangenziale e che quando va a pedali si sente un marziano in terra.

Per voi che siete a Parma, Ferrara o a Bologna forse non potete capire la felicità che si prova quando ti riappropri di luoghi che vedi solo da lontano, dalla macchina.

Dopo tutto il casino che abbiamo vissuto e che stiamo ancora scontando è fisiologico cercare un angolo di libertà, passando in punti così distanti dal tuo vivere che a starci dentro, ad un ritmo diverso, ti fanno essere migliore come cittadino.

La Regina Ciclarum è un viaggio epico tra Terra e Acqua, come la definiscono i Gatti della Regina, i volontari che insieme  a Federico Occhionero l’hanno riportata in vita. Segnata, pulita, tracciate nuove vie che ti portano fino al mare partendo dal centro della città.

I Gatti della Regina sono un gruppo nato dal basso per (ri)scoprire, diffondere, difendere, celebrare la Maestà del Tevere.

Lungo il tracciato che segue il fiume sei al suo cospetto, in uno spazio di contaminazione popolare dai richiami silvestri delle sorgenti alla vastità dell’oceano mare, tra periferie moderne e antiche vestigia.

Regina ciclarum e sei su un corridoio naturale di impetuosa bellezza che nessun muraglione potrà mai imprigionare.

Pedalare tra campi di grano e viadotti del raccordo anulare, sfiorando la storia e viverla nel contempo. Uno scontro di culture che hanno gestito Roma negli ultimi 50 anni, lasciato segni indelebili di brutture, ma anche verdi speranze.

È bello perdere tempo senza mai sentirsi persi nel nulla, un bilancio sociale che arricchisce tutti.

Siamo stati insieme ai nostri amici, mangiato del pesce freschissimo al costo di una buona pizza e capito ancora una volta che la mobilità circolare è un concetto che va oltre la fatica a pedali.

Per noi runner smarriti in un mondo senza gare facciamo tesoro di questi mesi, per conoscere nuovi spazi, salendo in sella e pedalando per vivere le città e trasformarle almeno per un giorno.

La Regina Ciclovia sorella minore dell’Appia, “Regina Viarum” di visioni e utopie.

“Volevo una strada che non fosse solo religiosa”, scrive il giornalista Paolo Rumiz. “Qualcosa per saltimbanchi e clerici vagantes, inquieti senza terra, cantastorie e clandestini, ebrei erranti e fuggiaschi in cammino.”

Trascorrere una giornata in uno luogo lontano dal frastuono di un città che è ripartita con il suo peggio, soffocando il suono del meglio, perché la bicicletta non fa rumore, non puzza, non scarica, non lascia traccia. E questo è il suo pericolo agli occhi di chi si sente libero solo sfrecciando a folle velocità dappertutto in macchina.

Riprendiamoci Roma, scendiamo di nuovo in strada, frequentiamo luoghi sicuri e vivi.

Ci vediamo alla prossima strada, al prossimo incrocio di vita attiva.

Marco