Nella mente di un tagliatore seriale

Vi siete mai chiesti cosa passi nella testa di un tagliatore seriale? Uno di quelli che, ciclicamente, decide per proprio conto di ridisegnare il percorso di una gara.

Cosa lo muove, cosa vuole dimostrare al prossimo, ma soprattutto a se stesso?

Dietro il suo progetto c’è una mente scientifca e fredda, nel migliore dei casi o istintiva e fuori di senno in altri.

Il tagliatore seriale, nella fase di preparazione del suo piano scellerato, prova una sensazione di ansia e di eccitazione crescenti, me è nel momento del taglio che sopraggiunge la percezione di piacere, sollievo o gratificazione personale.

Uno studio ha assimilato la truffa, perchè è di questa che stiamo parlando, ad una “tirata di cocaina”.

La esaltazione del tagliatore che la fa franca libera tanta adrenalina quanto quella che si sprigiona nel vincere una gara.

Questo disturbo viene considerato una forma assillante, in quanto il progetto di rubare in una manifestazione e il suo compimento invadono la mente del tagliatore, impedendo qualsiasi altro tipo di attività lecita nello sport.

L’esito finale è noto e molte volte, grazie alla tecnologie, viene smascherato ma in altre occasioni passa senza fare rumore.

Il piano eversivo è poco rilevante, ciò che più affascina è la dinamica personale che porta a una visione distorta dello sport.

La prestazione è un segnale di uno stile di vita. Non esiste come fenomeno a se stante. Chi agisce e pensa in un modo, poi lo fa di conseguenza in tutte le situazioni.

Se c’è una parte della popolazione disonesta, la realtà del tagliatore rispecchia il modus operandi e di pensiero di questa gente. Sono gli stessi che evadono le tasse, rubano al prossimo beni e servizi.

Si sentono più furbi di altri. Non hanno cura del bene comune, sanno di avere il senso civico sotto i piedi, gli stessi che usano per programmare una fuga dalla fatica.

Ma dall’altra parte, a volte, è difficile riuscire a comprendere il fenomeno, si prospetta un comportamento bipolare, di chi vorrebbe vivere una vita atletica ma non ce la fa e per poter arrivare 19° su 20 nella classifica di categoria si inventa percorsi alternativi con mirabolanti sotterfugi inarrivabili a menti sane.

Perchè quando arrivi all’80° km di una 100km, hai corso due maratone, ti mancano 20 km che per una persona che si è allenata potrà essere una vita ancora da correre, tu che fai? Sali in macchina e in 10 minuti finsce tutto. Che senso ha?

Un atteggiamento assimilable a chi si dopa ma è peggio del doping, in quanto chi assume sostanze vietate deve in ogni caso allenarsi, il tagliatore scampa anche la fatica della preparazione.

Sono patologici, disturbati mantali, fenomeni da baraccone, indifendibili.

In fine, è bello ricordare le parole di Usain Bolt, perchè sono vere a qualsiasi velocità correrai:

Come atleta devi sapere quello che vuoi, quanto tempo ci puoi mettere per diventare il migliore. Anch’io ho avuto le mie sconfitte, ma questo non mi ha fatto cercare scorciatoie. Sono rimasto pulito. Ci vuole tempo, devi lavorare di più. Questo è il nostro lavoro.”

Buon lavoro amici

Marco Raffaelli

 

 

Marco Raffaelli
Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso