Il lavoro va nutrito bene come noi

open space lavoro
Photo by Alex Kotliarskyi

Dopo quasi due anni di lavoro agile imposto dalla pandemia siamo tornati nei nostri uffici.

In un calendario altrettanto agile o sarebbe meglio dire flessibile, in linea con i numeri dei contagi, alterniamo giornate in presenza con altre collegati da casa.

La differenza la senti sulle gambe e nella pancia.

Quando lavori da casa non ti alzi mai, non hai distrazioni, non ci sono colleghi per il caffè, la chiacchiera, la riunione. A casa sei tu e la tastiera, le incombenze da rispettare e le mail da gestire, il tutto collegandoti prima del tempo previsto e chiudendo dopo il tuo solito tempo.

A casa lavoro sedutto davanti la finestra della cucina, sto bene, c’è luce e non mi manca nulla, cibo compreso.

Francesco Fagnani dice sempre: “l’uomo non è fatto per stare seduto 10 ore al giorno, madre natura ci ha fatti con il preciso scopo di poterci muovere, correre, cacciare, arrampicare. Poi ci siamo noi che durante tutte quelle ore al computer l’unico muscolo che possiamo muovere è la mandibola per mangiare.”

I luoghi di lavoro sono un’istantanea del nostro tempo.

Un vissuto di un mondo che sa poco di noi e molto di altro. Spazi pieni di tutto, fogli, oggetti, strumenti informatici e le cose da mangiare che insieme sfamano bisogni, placano nevrosi e nelle migliori condizioni nutrono attese.

Quando sei a casa è anche peggio, se non stai attento, se non sei ordinato nella tua alimentazione fai casini inenarrabili. Serve disciplina perché non hai confronti, non hai freni, sei solo. Ma la cosa più frustrante è che ti muovi pochissimo.

Consapevoli che muoverci il doppio e mangiare la meta è il segreto per lavorare bene, noi, con la nostra vita ordinata, caotica, a volte vuota non manteniamo facilmente le promesse.

Perché siamo il medico e il malanno di noi stessi e ogni giorno avviamo un processo che inizia con i cibi adatti per ciascuno stato d’animo, per tutte le stagioni e cambiano con l’età e le mode.

Mangiare è un gesto libero e liberatorio, il cibo ci rende unici e per un instante ci scolla dal ciclo produttivo a cui siamo incollati.

Dentro il nostro lavoro c’è la cura e la voglia di stare meglio. Dopo 20 mesi di isolamento l’ufficio riacquista un centralità, un senso di oggettualità vissuta e toccata con mano.

Non smettere mai di nutrirlo, continua a riempirlo con la tua voracità creatrice e così i tuoi sogni, le speranze, potranno prendere forma, anche se per un istante, dentro una giornata in ufficio o dalla finestra della cucina.