Anna gamma

Tratto dalla raccolta di racconti pubblicata nel 2016. Da appassionato di sport e serie tv anni 80,  è nata una fantasia tra cielo, mare e strada.

Anna gamma

Cabin crew prepare for landing

Volo AZ651 da Toronto. Anna è seduta sullo strapuntino e aspetta il colpo dei pneumatici sull’asfalto della pista 34R di Fiumicino.
Stringe le gambe per sentire i muscoli reattivi e forti, anche dopo un volo di otto ore.
Gianni, dal suo angolo di servizio la guarda confuso, tra ammirazione e sconforto.

“Anna hai ancora tanto da fare?”
“Gianni sono solo all’inizio”
“Manchi da casa da sei giorni, non sei stanca? riposati”
“Non voglio, porto i figli a scuola e corro in palestra, il mio riposo assoluto”

Anna è sospesa agli anelli, effettua dodici serie di strappi in sollevamento come se fosse il gesto più semplice del mondo. La palestra di cross fit è la stessa dove, da sei anni, plasma il suo corpo. Lo ha modificato in una macchina che si nutre di bilancieri, dischi da 20kg e flessioni alla sbarra.

Questo mese 106 ore di volo, con sei rotte nord atlantiche. Un calcolo perfetto, una pianificazione completa per arrivare a non sentire più nulla. Sull’agenda degli allenamenti, aggiornata meticolosamente, ci sono i lavori su strada, le ripetute in pista e gli allenamenti tra piscina e bici. Anna è una atleta pro di triathlon e ha una marcia in più. Segue la sua vita sportiva con una caparbietà straordinaria, a sfogliare quelle pagine ci si perde.

Il foglio turni attaccato sul frigorifero, la valigia pronta all’ingresso. A cena con i bambini, poche parole, non serve dire nulla. Li ha saziati con l’amore delle loro cose preferite. Si sente appagata da questo scambio silente da cui fluisce tutto il suo amore per la casa e i suoi umani tesori. Due figli, un marito che ama da sempre e che rispetta la sua volontà di vivere sospesa. Una scelta fatta per non perdersi, per restare paradossalmente piantata a terra. Un lavoro che toglie tanto ma da più di ogni altra professione.

Anna ha conosciuto il mondo del triathlon quattro anni fa. Per curiosità, per toccare l’elemento madre, quel mare che vede all’orizzonte delle rotte nordatlantiche. Capire fino a dove poteva arrivare, un fisico imponente, una struttura muscolare a tratti invincibile. Anna ha studiato i suoi mutamenti, il sapersi adattare e reagire davanti allo stress.

Anna è stata convocata per una visita al Centro di medicina aeronautica di Fiumicino,.

“Gianni, che fai?”
“Ehi Anna, siamo sempre insieme alle visite! Come stai? dimmi…”
“Bene Gianni, mi hanno fermato e mio hanno chiesto un controllo, ho volato per 106 ore in 28 giorni, il sindacato si è incazzato, io no, ed eccomi qua.”
“Anna ma perché fai così? Cosa ti da questo lavoro? Ornai siamo camerieri a 14,000 metri da terra, bei sorrisi e vaffanculo presi ancora prima di slacciare le cinture.”
“Vedi Gianni, io ho imparato a prendere il meglio dalle vite e dalle situazioni, qualsiasi esse siano, solo così sorrido dentro una turbolenza e all’ultimo km di un iron man.”
“Cosa vogliono da te adesso questi della cosmica?”

La cosmica, come la chiamano in gergo, è un’analisi delle urine e del epidermide da cui si può accertare se il navigante è stato esposto in misura eccessiva alle radiazioni presenti a quote superiori i 12,000 metri da terra. Sono emissioni ionizzanti che si incontrano nell’atmosfera. Quelle primarie sono originate da sorgenti stellari e galattiche. Quando entrano in contatto con la parte più esterna dell’atmosfera interagiscono con gli atomi che la costituiscono e provocano la formazioni delle particelle secondarie come le radiazioni elettromagnetiche non crepuscolari, tra queste ci sono i raggi gamma. Sono queste le particelle della irradiazione cosmica che interessano l’aviazione civile.

La terra ne è protetta dal suo stesso campo elettromagnetico, ma è lui che devia le particelle verso i poli ed è qui che i raggi gamma sono più presenti che all’equatore per oltre 90 volte il valore di riferimento.

Più vai in alto, più sei a nord e più la radiazione cosmica è forte.

Quella degli assistenti di volo è la categoria più esposta a tali emissioni. Anna lo sa e lo ha capito sulla sua forza.

Gianni non mi importa se mi mettono a riposo dalle ore di volo, tanto io non mi fermo.

Il corpo e la mente di Anna hanno sempre reagito al carico di lavoro in maniera straordinaria. Negli ultimi anni ha lavorato in media 100 ore di volo al mese, tutte su rotte a nord dell’equatore. Tanti viaggi dove è sempre riuscita ad incastrare maratone e iron man, gare dove ha sempre vinto.

Più volava, più vinceva, più volava a nord e più forza riusciva ad accumulare. Il contrario dei tanti colleghi con cui parla nel galley tra un carrello da preparare e un pranzo fatto in casa da mangiare in pochi minuti.

Anna non ha mai mangiato i pasti a bordo. Non è per la sua alimentazione salutista, ma un’amara verità sulla qualità del cibo dei pasti in volo. Sfrutta ogni angolo del mondo per correre, nuotare, vincere una gara. Combatte la solitudine integrandosi con la vita di affamati di adrenalina come lei. Ha capito che volare è una fonte inesauribile di energia per il suo corpo e la mente.

Ciao C. come stai?”

Anna è in chat con C. la sola persona di cui si fida ciecamente e a cui ha sempre detto tutto.

“A che livelli siamo?”
“Ottimi direi, per domani posso farcela”
“Che gara hai deciso?”
“Farò l’iron man di Hokkaido, sono a Tokyo da questa notte e domattina parto con un volo interno, per arrivare sul lago Toya da dove parte la gara.”
“Mi raccomando Anna, in acqua resta calma, lo sai dove arriva il gamma, devi solo attendere.
“Si non temere, ormai so bene come fare e le mie capacità si stanno adattando”
“ci sentiamo domani”
“Bacio”
“Bacio”

Anna è una donna speciale, prima del volo non sapeva, non aveva avuto mai alcun segnale di cosa poteva fare con i suoi muscoli, con la sua mente. Il suo lavoro l’ha modificata per sempre. Una ricarica energetica eterna a cui si è sottoposta regolarmente ha interagito con il suo DNA in una sorta di aberrazione cromosomica che ha trasformato quell’energia in materia. I raggi gamma presenti nelle radiazioni cosmiche sono il suo fattore gamma. Il suo doping galattico.

Sul grande schermo appeso alla parete in camera ci sono i suoi amori sorridenti e bellissimi. Hanno appena finito di fare colazione e sono pronti per andare a scuola. Paolo ha acceso la tv per il collegamento a skype e far salutare Anna ai loro figli. Luca sulle gambe del padre e Nina dietro che saluta timidamente, il viso ancora assonnato e curioso di sapere…

“Ciao amore mio, sei bellissima”
“Ma che dici amore, ho due occhi che sembro una rana, bambini amori miei come siete belli questa mattina, mamma vi ha comprato tante cose, sono stata in un fiera di un quartiere di Tokyo dove c’erano delle bancarelle con dei giochi fatti a mano stranissimi…”
“Amore sei pronta?”
“Sì, siamo pronti, voi con me, questa volta non sarà facile”
“Mamma quando troni?”
“Martedì amore, mentre dormite e così vi posso portare a scuola il giorno dopo”

Anna non conosce le distanze, per lei una camera di albergo al 84°piano di un grattacielo di Tokyo è come parlare da un ufficio romano. Da sempre il mondo è la sua sede di lavoro e i cieli una finestra su un pianeta in continua evoluzione.

E’ notte fonda a Tokyo e nel bagno della camera dell’hotel c’è una donna nuda davanti al grande specchio illuminato a giorno. Anna fissa la sua figura, un corpo segnato dallo sport e dalla vita. E’ una statua in attesa di un segnale. Respira con un ritmo regolare, gli occhi si aprono e chiudono, ma dopo circa 12 minuti di questa trance di ossigeno il segnale arriva. Gli occhi di Anna iniziano a cambiare colore. L’azzurro del terra vista dallo spazio tinge l’iride. Prima tutto lo spettro di colori, fissa in fine un punto perfetto nello scambio di luce con la sua immagine riflessa. Anna è pronta, il segnale che aspetta prima di ogni gara, il suo fattore gamma è al massimo.

Dentro ognuno di noi dimora una furia potente e vittoriosa, Anna sa che quell’impeto ha il potere di controllarlo una volta attivato.

L’aereo che la sta portando sull’isola di Hokkaido è piccolo e confortevole. Ci sono solo atleti. Li conosce tutti, lei è l’unica italiana. Prima di partire ha fatto il check del materiale. Da sempre ha un approccio minimalista, poche cose, nessun vezzo, il minimo richiesto dal regolamento o a volte anche meno.

Nelle fasi prima della gara sente un vuoto interiore, l’attesa de fiume energetico che le scorrerà dentro, ma come sempre non sa quando si innescherà la reazione. Negli ultimi due anni ha studiato i fattori che hanno portato alla sua mutazione genetica. E’ stata sottoposta a molti controlli antidoping in Italia e all’estero ma i suoi parametri sono sempre risultati perfetti. Quello che non si spiega la medicina è la resistenza alla fatica, al carico eccessivo, alla capacità di adattamento.

Dopo le procedure di consegna pettorali e ultimo briefing atleti, Anna si va a posizionare nel suo box poco prima della zona cambio. Essere tra le prime 5 favorite ha i suoi vantaggi.

“Ciao Paul come stai?”

Anna ha incontrato un amico di vecchia data, dai primi ironman in Europa si sono sempre fatti coraggio.

“Anna che bello rivederti, ti avevo vista tra le donne in gara, sono felice che tu ci sia”
“Paul non ho mai gareggiato in Giappone, sono assoluti in tutto, perfetti in ogni fase del loro lavoro, un popolo da cui dovremmo imparare molto.
“Partite tre minuti prima di noi e già lo so che non ti prenderò mai, cosa speri di fare oggi?”
“Lo sai il mio sogno quale è Paul, chiudere sotto le 9 ore, sono qui per questo”
“in bocca a lupo Anna, ci vediamo all’arrivo, aspettami”
“A dopo Paul”

Manca un’ora allo start, sono le sei di mattina è umido e caldo. E’ il momento di ascoltare e partire. Le cuffie del suo smart phone e la giusta respirazione creano quell’area di confort che ha sempre cercato. Il sole sta illuminando gli alberi intorno al lago, il loro verde è splendente, un sole che è il simbolo di un paese, cosa vuoi di più?

Segui il sole Anna, prendi ogni particella di volontà energetica e trasformala in massa e forza.

Questo tu ora sei, un essere eletto che ha la capacità di far tesoro del nostro mondo.

Indossa il body da gara, l’acqua è ben oltre i venti gradi. Aspetta lo start sulla prima linea, parte il countdown, e dopo tre secondi è già in acqua. Un’onda umana si immerge tra spruzzi e gomitate. Nella sua testa le parole di C. “Anna, in acqua resta calma, lo sai dove arriva il gamma, devi solo attendere”

Prende il ritmo, il passo è perfetto 1’22” ogni 100 metri, è 2a dietro l’americana che si tira la gara con la compagna, lei è sola.

Resta in scia, il sole è ormai alto e inizia a sentirlo sulla schiena, è al giro di boa dei 1,500 metri, non cambia mai il passo, è un automa, senza sbagliare niente.

Ultimo mille, lo chiude esattamente in linea con la proiezione. Il crono vibra e avvisa che è tempo di uscire, 3,800 metri in 46 netti, è prima. Zona cambio, il respiro è corto, le due americane sono dietro di lei. Si sente convulsa, non ha più la paura di prima, è giunto il momento. Allaccia il casco, gira il pettorale, sale in sella e come una locomotiva inizia a far girare le gambe.

L’adrenalina è ormai oltre ogni limite e davanti alla prima salita l’interruttore si accende. Il corpo muta in una forma di bolide da 43km/h di media.

Ogni boccata di ossigeno è una soffiata sul fuoco che la sta portando in cima al mondo, al comando della gara, le americane sono ormai due puntini lontani dietro di lei.

Chiude i primi 100km senza alcun rifornimento. La testa è oltre le gambe, il suo bagaglio di cromosomi alterati si stanno legando formando linee di cellule che si rinforzano ad ogni salita. Anna non suda più, non respira quasi più, il corpo prende tutto quello di cui ha bisogno dal vento e dal sole che ormai ha portato la temperatura ben oltre i 30 gradi.

Anna è al 2°ed ultimo cambio, ora viene la parte più bella.

I 42km che la separano dal suo sogno non saranno un limite. E’ sola, non c’è alcun atleta tra lei e il traguardo. Ha cambiato in 5h00′, nuotando i 3,9km e pedalando i 180km senza sbagliare nulla. Ora deve solo chiudere la maratona sotto le 2h45’.

Non ha più reazioni, non sente nulla, corre come se fosse appena partita da una gara a se. Incurante di cosa ha prodotto sulle salite dall’alto dei suoi pedali.

Passa la mezza in 1h22′, nessuno vuole crederci. Il circuito su cui stanno correndo, disegnato nel mezzo del paese, ormai è gremito di persone e gridano tutti il suo nome.

Check point del 30° km e alza le braccia in segno di liberazione e innocenza.

Il traguardo è a 100 metri, il crono segna un tempo fuori dal tempo pensato alla partenza.

2h35′ per un totale di 7 ore e 2 minuti, inverosimile per ogni mente umana, ha chiuso la gara più dura in assoluto, non per Anna, non per la sua visione infinita delle cose che solo lei sa di avere.

“Ciao amore mio, sono in albergo”

Anna chiama la sua famiglia per sentirsi subito a casa, pura e semplice come lo è da sempre.

“Anna amore stai piangendo?”
“Si Luca sono così felice”
“Ho visto la gara in tv e sei stata perfetta, un fulmine nella notte, non ho parole amore.”

Anna ha fatto quello che voleva, raggiunto il limite che non potrà superare nessuno. Sa cosa può fare, ma sa anche dove potrà andare.

E’ distesa sul letto, occhi chiusi e le braccia dolenti lungo il corpo. Dalla grande finestra alla sua destra vede il cielo di Tokyo, buio e smisurato. Solo tre stelle in cielo, quante ne vuole lei per ringraziarle una da una, loro sanno il perché.

 

 

Appassionato dello sport e di tutte le storie ad esso legate. Maratoneta ormai in pensione continua a correre nuotare pedalare parlare e scrivere spesso il tutto in ordine sparso